Elogio alla carta da pacchi.
Economica, grezza, calda, anche quando non ci disegno sopra e la uso come sfondo, per me ha sempre il suo fascino.
Finito un notes… se ne fa un altro #2 [l’autoproduzione]
Finito il taccuino Muji, ero stufa di usare sempre la stessa carta: a questo unite un periodo di totale dedizione all’autoproduzione ed ecco il risultato… Ho raccolto un bel po’ di fogli di vario tipo ho messo un cartone rivestito di scotch sopra e uno sotto e ho fatto rilegare con spirale.
L’avevo anche rifinito con un elastico per tenerlo chiuso. É rimasto con me veramente a lungo, più di un anno ed ha resistito abbastanza ma il formato A5 era veramente troppo ingombrante.
Estetica: dipende da come lo si realizza, nel mio caso ammetto che non fosse il massimo per eleganza e sobrietà.
Rilegatura: spirale metallica.
Tipo di carta: grammatura e tipo di carta a scelta.
Quantità di pagine: tutte quelle che vuoi inserire.
Reperibilità: basta una copisteria o una rilegatrice.
Costo: quello della rilegatura.
Praticità d’uso: la spirale mi permette di aprire totalmente il supporto ma mi ostacola nel fare un disegno su due pagine.
Resistenza nel tempo: ha resistito più di un anno anche se si è un po’ logorato.
A chi lo consiglio: a chiunque abbia ritagli di carta da smaltire.
Non credo di tornare all’autoproduzione a meno che non trovi qualche legatoria artigianale che, a prezzi contenuti, possa rilegarlo in modo da evitare la spirale e possa rinforzare la copertina con un cartone rigido più robusto.
Il primo vero notes è stato quello di Muji e devo dire che non mi ci sono trovata per niente male: ha una copertina in cartoncino piuttosto robusta che ha resistito bene all’anno passato assieme.
Esiste in diversi formati: io ho scelto la versione A6 con copertina in cartoncino grezzo.
Estetica: esterno in cartoncino grezzo, spirale non verniciata, elastico di chiusura nero.
Rilegatura: spirale metallica.
Tipo di carta: grammatura tra i 70 e gli 80, carta liscia.
Quantità di pagine: 65.
Reperibilità: negozi Muji oppure sito internet.
Costo: 4,50€
Praticità d’uso: la spirale permette di aprire totalmente il supporto ma ostacola se si vuole fare un disegno su due pagine.
Resistenza nel tempo: l’ho utilizzato per un anno ed ha resistito piuttosto bene, l’unica parte che si è usurata parecchio è l’elastico che lo teneva chiuso, ma nella versione attualmente in commercio hanno modificato il materiale e la forma dell’elastico, quindi non escludo che potrebbe essere più resistente.
A chi lo consiglio: trovo che sia adatto a chi ha bisogno di prendere qualche appunto rapido.
Esteticamente mi piace ancora molto e sono tentata di prenderne un altro, ma la carta molto sottile , la scarsa reperibilità e la spirale, mi fanno desistere…
D’improvviso mi rendo conto che: ho finito il notes!
E ora?
Quale scegliere? Da una parte, è una decisione da prendere in fretta perché non riesco a stare a lungo senza, dall’altra, deve essere una scelta oculata perché un notes mi accompagna per molto tempo! Il requisito principale è la resistenza perché è sempre nella mia borsa (ebbene si la mia borsa sembra un piccolo negozio di articoli per belle arti).
Ecco una serie di post sui notes che ho disegnato in passato così da analizzare pro e contro di ogni soluzione. Le mie opinioni sono basate sull’utilizzo che faccio dei notes, quindi per disegnarci con penne a sfera, inchiostro e pennarelli: perciò non troverete notes con righe o quadretti ma solo a pagina bianca.
Il primo post sarà su un notes del negozio giapponese Muji, quindi iscrivetevi al blog e seguitemi sulla pagina fb se anche voi impazzite per il loro reparto cartoleria.