Inviti di carta, digitali o oggetti?

Per me la scelta della carta è ovvia ma in questi ultimi anni sto vedendo alcune novità nel settore che possono essere preferibili in determinate situazioni.

Le partecipazioni di carta, sono la tradizione, io ne propongo una versione rinnovata con illustrazioni ad acquerello che spingano l’invitato a conservare e riutilizzare le cartoline come segnalibro o decoro per l’agenda.
Capisco che spesso venga da pensare che siano in realtà “spazzatura” o uno spreco (e vi assicuro che mi è stato anche detto…letteralmente!) ma a me piace pensare che se l’invitato tiene alla coppia vorrà tenere per se il ricordo, sopratutto se è un prodotto cartaceo bello e curato.

Proprio l’esigenza di consegnare un “oggetto che rimane” negli ultimi anni ho visto nascere partecipazioni incise su sottili lastre di legno o plexiglass, tralasciando il fatto che spesso sono di un gusto discutibile, ma l’invitato cosa se ne fa di una lastra incisa?

Un’altra soluzione sicuramente più eco-friendly ma forse un po’ più fredda è quella di realizzare un invito digitale: può essere un pdf da allegare a una mail o un minivideo da inviare tramite whatsapp.

Si perde l’esperienza tattile (cartoncino ruvido, angoli stondati) e quella olfattiva (la ceralacca è profumata e spruzzo del profumo sulle buste) in favore della praticità.
É una soluzione che consiglio alle mie coppie che hanno invitati digitalizzati che sappiano gestire e apprezzare un invito di questo tipo (da evitare se la maggior parte degli invitati sono anziani o poco avvezzi alla tecnologia) oppure da integrare alla partecipazione cartacea per quegli invitati che abitano all’estero e sarebbero difficili da raggiungere con posta tradizionale.

Pubblicato da irenemini

Irene Minissale è nata in provincia di Pistoia nel 1982, ma ora vive e lavora in Sicilia; nel 2001 si diploma presso il Liceo Artistico di Lucca e nello stesso anno si iscrive presso l'ISIA di Firenze laureandosi nel corso ordinario quadriennale nel 2005 e nella specialistica nel febbraio del 2008. Insomma studia un sacco, ma non impara a scrivere biografie. Durante gli studi trova anche il tempo di lavorare presso un'agenzia di comunicazione di Firenze come designer grafico e cartotecnico; ma anche qui non le insegnano a scrivere biografie. In questi anni sviluppa una buona esperienza in ambito progettuale e grafico-illustrativo sia a mano libera che tramite software grafici, ma non a scrivere, indovinate cosa? Dal Marzo 2008 lavora da illustratrice e designer grafico come freelance per diversi settori (editoria, moda e pubblicità) e pensa che dovrebbe imparare a scrivere biografie. Durante questo periodo prende parte al workshop Summer Session RCR ma, neanche a dirlo, non impara a scrivere biografie... Nel 2011 apre un blog/portfolio e qui rimane fregata... deve scrivere una biografia.

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